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«Don
Juan commentò che nella vita dei guerrieri era estremamente naturale
essere tristi, senza alcun apparente motivo e che, come campo di energia,
l'uovo luminoso pre-sente il proprio destino finale ogni volta che si
spezzano le barriere del conosciuto. Una sola occhiata all'eternità
che resta fuori dal bozzolo è sufficiente a infrangere la sicurezza
del nostro inventario. In certe occasioni la malinconia risultante è
così intensa che può provocare la morte.
Disse
che il miglior modo di liberarsi della malinconia è prenderla a
ridere. Con tono burlone disse che la mia Prima Attenzione faceva di tutto
per restaurare l'ordine che era stato sconvolto dal mio contatto con l'alleato.
Poiché non c'era modo di ristabilirlo con mezzi razionali, la mia
Prima Attenzione lo faceva concentrando tutto il potere sulla tristezza.
(...)
"Alla
fine stai imparando qualcosa" disse don Juan; "non vi è
nulla di più solitario dell'eternità. E per noi nulla è
più comodo della condizione umana. Questa è di certo un'altra
contraddizione: come può l'uomo conservare i vincoli della propria
umanità e allo stesso tempo avventurarsi, con gusto e di proposito,
nella totale solitudine dell'eternità? Quando sarai riuscito a
risolvere questo enigma, sarai pronto per il viaggio definitivo."»
Carlos Castaneda, L'Arte
di Sognare, pag. 112
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