Nel
primo bel libro di Castaneda, un eccellente lavoro antropologico,
"GLI
INSEGNAMENTI DI DON JUAN" (notissimo come A Scuola
dallo Stregone), si parla molto di droghe (Mescalito, Hierba
del diablo, Datura inoxia) e di strani riti che contemplano incontri
con alleati e spiriti della natura. È un “inganno”:
le piante di potere e tante altre bizzarrie sono parte del magistrale
intento di don Juan di rimuovere rapidamente le rigide certezze
del suo allievo.
Anche
nel secondo libro "UNA
REALTA' SEPARATA" le droghe e le esperienze da esse
causate sembrano avere un ruolo centrale. E Carlos, convinto,
com’è, di raggiungere il suo scopo, cioè di
trovare sempre più informazioni di prima mano per le sue
“importanti” ricerche etnologiche, si sottopone a
tutte le stranezze del suo maestro per amor di scienza.
L’ambizioso
studente di antropologia impiega qualche tempo per comprendere
che è capitato dentro qualcosa che va ben oltre le sue
ambizioni accademiche e che don Juan fa ricorso alle droghe solo
per spezzare le catene della sua rigida visione del mondo.
A
tal proposito Carlos racconta (2):
«Il nagual parlava a lungo di alleati,
di piante di potere, di mescalito, del fumino, del vento, degli
spiriti dei fiumi e delle montagne. Quando in un secondo momento
lo interrogai in merito all’enfasi che dava a quegli elementi,
ammise senza vergogna che nella fase iniziale del mio apprendistato
aveva fatto ricorso a tutte quelle tiritere pseudoindiane per
il mio bene. Ero sbigottito. Come poteva dire certe cose, quando
era evidente che non erano vere? Aveva parlato seriamente e, se
c’era un uomo in grado di attestare la veridicità
delle sue parole e dei suoi stati d’animo, quello ero io.
“Non farne un dramma”, rise don Juan. “Mi ha
divertito molto dilungarmi in tutte quelle sciocchezze, soprattutto
perché sapevo di farlo per il tuo bene… Ti ho ingannato
trattenendo la tua attenzione su elementi del tuo mondo che esercitavano
su di te un grande fascino, e tu hai abboccato in pieno…”».
Nei
volumi successivi, "VIAGGIO
A IXTLAN" e "L'ISOLA
DEL TONAL", l’apprendista stregone
Carlos esplora la Via del Guerriero ed in essa, attraverso
disciplina ed impeccabilità, impara lentamente a liberarsi
dalle catene percettive senza usare alcuna droga (3).
«Don Juan mi insegnò che il
mondo è molto più complesso di quanto siamo disposti
ad ammettere di solito, e che ciò che normalmente ci aspettiamo
dalla realtà ci viene imposto dal consenso sociale, il
quale a sua volta non è altro che un trucco. Ci viene insegnato
ad osservare e a comprendere il mondo attraverso un processo di
socializzazione, il quale, quando funziona, ci convince che le
interpretazioni della realtà che noi condividiamo sono
anche i suoi confini.
Don Juan interruppe in me questo processo, mostrandomi che ci
è possibile trasferirci in altri mondi, dimensioni costanti
ed indipendenti dalla nostra condizionatissima coscienza.
La stregoneria (l’arte di manipolare la percezione) causa
una nuova programmazione della nostra capacità di percepire
queste altre dimensioni, che sono tanto reali, uniche, assolute
ed accattivanti come lo è il nostro mondo profano di ogni
giorno.»