Il
lettore di Castaneda che abbia una mente aperta si accorge presto
che i suoi scritti riflettono una sapienza tanto vasta quanto antica
e misteriosa.
Il
personaggio don Juan non può essere frutto di una mera
invenzione giacché, se così fosse, allora lo stesso
Carlos dovrebbe avere in sé l’infinita saggezza del
suo benefattore. E poi, ogni lettore ha la possibilità
di sperimentare di prima mano tutto ciò che viene descritto…
e potrebbe rendersi conto che è tutto vero…
L’Isola
del Tonàl termina con il resoconto della fine dell’apprendistato
di Castaneda, che avviene tramite una manovra tremenda e strabiliante.
Subito dopo che don Juan lo saluta per l’ultima volta come
un guerriero impeccabile, Carlos si getta con tutta la sua fisicità
in un precipizio.
Castaneda
si sveglia nel suo ufficio di Los Angeles, completamente confuso
(1):
«Dopo aver esaminato e analizzato, con la massima cura,
le sensazioni percepite durante quel tuffo nell’abisso e
le interpretazioni datene, giunsi al punto di non poter credere,
razionalmente, che esso fosse avvenuto. Eppure, una parte di me
era convinta, ostinatamente, che il volo era avvenuto per davvero.»
Una
volta tornato in Messico per cercare di capire cosa era successo,
Carlos prende atto che il suo maestro è davvero scomparso
e che non c’è modo di rintracciarlo.
Nei
successivi scritti "IL
SECONDO ANELLO DEL POTERE" e "IL
DONO DELL'AQUILA", Castaneda testimonia un
periodo di grande sconcerto e turbamento.