La
presunzione, l’arroganza, l’incessante ricerca di potere
furono la causa principale della disfatta degli antichi stregoni.
I
pochi stregoni toltechi sopravvissuti continuarono ad esercitare
le loro arti nella più assoluta segretezza, facendo leva
proprio sulle difficoltà vissute, per evolversi ulteriormente.
L’attuale
linea di discendenza di don Juan – che risale intorno al
1.000 d.C. – ebbe origine da un’approfondita analisi
e revisione critica dei precetti originali al fine di non incorrere
più negli errori dei predecessori.
Pur
rimanendo molto pragmatici nelle loro azioni, essi presero distanza
da quella stregoneria legata al raggiungimento egoistico del potere
e si dedicarono solo all’Astratto.
Col
termine Astratto – Spirito, Intento, Assoluto, Nagual –
venne definita l’immane forza dell’universo che è
responsabile proprio del movimento del Punto d’Assemblaggio
e, dunque, della percezione.
I nuovi veggenti sentirono che era Libertà ciò che
li chiamava. La libertà di uscire dalla rigida fissità
del Punto d’Assemblaggio, la libertà cioè
di percepire gli aspetti multidimensionali dell’essere e
di andare anche oltre ogni mondo concreto, proprio nell’Astratto,
nell’Infinito.
Questo ricorda la concezione dell’Uno-Tutto.
Poiché
l’Intento è la forza che gestisce l’universo,
gli stregoni si posero l’obiettivo di entrare in risonanza
con tale forza e di controllarla. La padronanza dell’Intento
divenne così un punto cruciale per gli stregoni del nuovo
ciclo. Poiché però con l’intento non si scherza,
essi mirarono a familiarizzare con questa forza attraverso tecniche
modificate dell’arte di sognare allo scopo di imparare la
padronanza della consapevolezza e forme evolute dell’arte
dell’agguato, che puntano a sviluppare un’impeccabile
padronanza del proprio comportamento.
«L’arte
dell’agguato consiste nell’apprendere tutti i trucchi
del camuffamento, e impararli così bene che nessuno si
accorge che si è camuffati. Per riuscirci è necessario
essere spietati, astuti, pazienti e gentili. La spietatezza non
dovrà essere durezza, l’astuzia non dovrà
essere crudeltà, la pazienza non dovrà essere negligenza
né la gentilezza stupidità.»
Don
Juan Matus (1)
«L’arte
dell’agguato consiste in una serie di procedure e atteggiamenti
che consentono al guerriero di trarre il meglio da ogni possibile
situazione.»
Don
Juan Matus (2)
La
spietatezza è l’arte di non raccontarsela e di non
indulgere nell’autocommiserazione; l’astuzia è
l’uso strategico delle circostanze; la pazienza è
la rinuncia all’aspettativa e la fiducia nell’intento;
la gentilezza è scegliere e percorrere sentieri che hanno
un cuore.
«Un
guerriero è un cacciatore perfetto che dà la caccia
al potere… Un guerriero-cacciatore ha contatti stretti con
il suo mondo, ma al tempo stesso a quel mondo è inaccessibile.
Lo sfiora appena, si trattiene il tempo necessario e quindi si
allontana senza quasi lasciare il segno… Per un guerriero
essere inaccessibile significa relazionarsi con parsimonia con
il mondo circostante. Soprattutto, un guerriero evita di esaurire
se stesso e gli altri, non usa né spreme le persone fino
a ridurle a nulla, in particolare le persone che ama.»
Don
Juan Matus (3)